mercoledì 13 giugno 2012

QUESTA VITA E' UN VIAGGIO ...continua


giovedi  14, sole di quello vero, caldo e premonitore di pulizia e propositore di presente e immediato futuro positivo. Pagina 92 , continuo a leggere dal mio libro. ..

...questa vita è un viaggio.
Così l’intuisco. Un viaggio sempre in movimento, come deve essere un vero viaggio. Sempre in azione, senza riposo, anche di notte, anche quando non ci si pensa. Sempre in movimento, lento e continuo. Perché anche le cellule vivono e respirano, e mangiano e si riproducono, incessantemente. Ed io le sento tutte comporre il mio corpo, e credo di conoscerle, una per una. Ed è per questo che cerco di trattarle bene, il più possibile. Dandogli da mangiare cose naturali e buone, e vino rigorosamente rosso, e respirando aria buona, e portandole ogni giorno nel bosco, tra le crode d’alta montagna, e quando posso nelle profondità dei mari caldi.
A volte lo strapazzo, ma anche questa è buona medicina. Del resto questo corpo è il mezzo per il viaggio della mia vita, e fa parte  della mia vita.
Che emozione sentire la primavera alle porte. Lei mi ha sempre consegnato qualcosa di prezioso.  Così come molti anni fa. Con il suo regale arrivo, come una piccola goccia di vino fa traboccare il tino, ho deciso che era ora di lasciare la strada vecchia e cominciare a cavalcare quella nuova. Quest’ultima, indomita, ricca di lati sconosciuti da  illuminare. Solo incertezze, parole illeggibili, come un libro scritto in cinese antico.
Ma capivo, e sentivo che in quel libro, per me, ancora incomprensibile, c’erano le risposte alle domande che fino ad allora non avevano avuto risposte. E le desideravo, agognandole al punto di rischiare, e ripartire per leggere un’opera nuova, scritta con linguaggi ignorati, spesso intervallati da pagine di parole scritte in piccolo, su pagine trasparenti. Ed io, consapevolmente ignorante, di fronte all’ignorabile.
Ma mi piaceva quest’avventura. E questo viaggio, pretendeva silenzio.
Il silenzio della meditazione, della lettura, dello studio del nuovo percorso.
La scoperta della magia del silenzio mi regalava il metodo per cominciare a capire. E la primavera era mia complice. E cose da capire ce ne erano tante quante ne  potevo pensare. Ed io volevo cominciare a farlo. 
 domani, forse,  continua ..., il presente è l'unica vera e splendida certezza. buona vita e grazie. MaxS
MaxSolinas-Fritz

MaxSolinas-Luca Delmedico

lunedì 11 giugno 2012

Ma che soddisfazione, capire ad un certo punto di aver fatto la scelta giusta.


martedi 12, primavera passata, e quasi neanche vista e sentita. Oggi piove e il vento mattutino è fresco e preannuncia ancora lampi tuoni, numi e maledizioni direbbero i vecchi seduti davanti al fuoco della vita. Ed io anche stamane rileggo il libro della vita a ritroso, per ritrovare sapori e sentori appena passati, Primavera 2007
pagina 91  ... Ancora una volta, si ripeterà, il miracolo della Primavera. E noi dovremo esserle grati.
Ho un amore carnale nei confronti di questo periodo dell’anno. La sento così, come la vivo, con intensità e vitalità, con desiderio e spregiudicatezza, come fosse un carnevale. Ma anche con insofferenza.
Collego alla primavera tutti i miei grandi cambiamenti. Due, o forse tre, son stati: l’adolescenza, che non conosce stagioni, perché ancor più potente, e il risveglio dal lungo dormire, durato trentanni. E ultima, la convinzione perseverante nel mio stile di vita. Quest’ultima, scelta a lungo meditata e sofferta, desiderata e conquistata. Tanti anni a non capirci proprio niente. Tanti anni a cercare, e ricercare la strada. Tanti anni  nel buio, ad occhi spalancati, fino a creparli, per cercare tutto attorno la via d’uscita. Anzi d’entrata.
E poi, d’improvviso, incominciare ad intravedere luci fioche, lontane. Così hai qualcosa a cui mirare, senza andare allo sbaraglio. E così, d’incanto, le luci diventano sempre più vicine e nitide. Riconoscibili.
Ma la paura di scegliere la via sbagliata è grande. E rinunciare a false strade, lastricate d’oro e lustrini, è difficile. La rinuncia è un grande atto di umiltà. E l’umiltà non la compri con il denaro al supermercato.
E ancora il coraggio di sceglier quello che si sente più proprio, senza saper né leggere né scrivere, scegliere quella, incrociando le dita, perché ti rendi conto che fai parte di una minoranza a scegliere proprio quella. Gli altri si “sistemano”, a prima giocata, in ciò che è più di moda, più comodo, più redditizio. Che pigrizia!
Ma che soddisfazione, capire ad un certo punto di aver fatto la scelta giusta. Che non vuol dire certo essere arrivati, al contrario vuol significare essere all’inizio, ma finalmente della giusta strada. Perché questa vita è un viaggio. ...continua...

MaxSolinas

MaxSolinas
Cerco di prendere con gioia il bello che vedo, e di trasformare in positivo insegnamento anche il meno bello che aleggia greve in questi giorni di sporco e bruttezza! Buona Vita MaxS

venerdì 8 giugno 2012

primavera 2007 ... rileggendo ...

8 giugno, piove ed è caldo, un caldo umido ma comunque piacevole, i pensieri corrono come le gocce veloci verso la terra profumata di humus del bosco. I merli festeggiano la terra umida ricca di lombrichi  a cui loro ambiscono anche per i nuovi nati vocianti sgraziati in alto ai rami. Sto rileggendo il capitolo 10 del In Silenzio tra gli Alberi ... continua ...Primavera estate autunno inverno. E poi primavera estate autunno inverno, e ancora primavera estate autunno…niente da fare, quest’anno niente inverno: primavera estate autunno…e primavera!


PRIMAVERA 2007
Aspettando l’inverno, che non arriva, ecco  la primavera.
L’alito del vento tiepido, allungato sopra una temperatura tutt’altro che da tardo inverno è foriero di primavera.
Anche questa volta la natura ci ha insegnato che non bisogna dar niente per scontato.
L’inverno saltato a piè pari. E non per via del buco dell’ozono, o del surriscaldamento del pianeta. No, niente di tutto ciò.
Quest’anno la natura si è tenuta l’inverno per sè, non l’ha sprecato per noi, non ce l’ha fatto godere, spiegandoci e ricordandoci che comanda Lei.
 Qualcuno, o tanti, diranno: “Meglio così, magari non ci fosse sempre l’inverno”. Quella è una stagione fredda, in certi paesi gelida, lunga, ombrosa. Riscaldamento, vestiti ingombranti e pesanti da indossare per tanti mesi, sono scomodi e poco economici. Obblighi che l’inverno ci impone con il suo clima, soprattutto al nord. Innegabile osservazione.
Ma è ancora più vero che quest’inverno ci mancherà, tanto quanto un buon pasto senza un buon bicchiere di vino. E ci mancheranno le notti terse e luminose, con la luna piena, e con l’alito solido e vetrificato che esce dalla bocca ad ogni respiro, con parecchi gradi sotto zero. E le mattine gelate, che uscire di casa in maniche di gilè è quasi una sfida. E ci mancherà il suo silenzio,  i suoi odori quasi sterili, ed i suoi colori velati da una mano leggera e stemperata di bianco, come gli occhi di un vecchio con le catarrate.
E ci mancheranno gli schiaffi gelati, uscendo fuori a riempire il cesto della legna, ed i piedi gelati che non si scaldano, e le mani che frugano nelle profondità recondite delle tasche, a cercar un po’ di sollievo per le dita gelate che non riescono neanche ad arrotolarsi una sigaretta. 
Ed il piacere sadico di entrare tra le lenzuola bianche e fredde come il ghiaccio, e la soddisfazione in breve di saperle scaldare. Sentendosi vivi.
…e i brividi di freddo, quel rosso dei tramonti, che solo  i cieli dell’inverno ci sanno regalare.
E la neve? La neve, è inverno! E quasi non l’abbiamo vista, neanche sulle montagne. E non abbiam sentito i suoi odori caratteristici, e i rumori attutiti dal suo vello. E fronde, di pini e abeti, stese sotto il suo peso, e animali accovacciati in una buca, sotto il suo bianco,  al caldo per far passare la notte. Perché sotto la neve, sembrerà strano, è caldo, commisurato alla stagione fuori, naturalmente.
Per tutte queste ed altre cose, quest’anno, l’inverno che non abbiamo avuto ci mancherà.
E credo che dobbiamo smettere di aspettarlo.
E’ ormai febbraio, ed io che vivo appieno la natura, non aspetto più l’inverno, perché già leggo sulle estremità dei rami degli alberi, nei richiami sonori dell’alba e del crepuscolo, e nei profumi nell’aria della terra che si scalda i sintomi anticipati, forieri della primavera prossima all’evento. Potrà ancora nevicare, ma ancor di più questa neve sarà messaggera di primavera.
 E quest’anno 2007, la primavera sarà meno potente, forse perché meno desiderata, meno aspettata. Ancora una volta, da che esiste la terra, questo spettacolare periodo arriverà prepotente ed entusiasmante, sconvolgendo animi, corpi ed equilibri chimici di tutti gli umani e non. Una ridda  di numi e divinità ci investirà, rinnovando le nostre vite e sentimenti, perlomeno di fantasie. E sarà violento e dolce allo stesso modo, piacevole e doloroso, in ugual sentire.


                               Primavera
                             Cambiamento
                                   Coraggio 
                                       Luce
                                   Risveglio
                              Ri maturazione
                                       Sole
                               Onnipotenza
                                    Energia
                                     Brivido
                                        Aria
                                   Desiderio. 


Ancora una volta, si ripeterà, il miracolo della Primavera. E noi dovremo esserle grati.
        ... continua...
MaxSolinas-La Lupa

martedì 5 giugno 2012

concedetevi il lusso di prendervi 10 minuti del vs tempo e leggete d'un fiato.


pagina 78. ..continua ... 
Valmorel, località paradisiaca del Bellunese, che ispirò perfino Dino Buzzati, nello scrivere i libri I miracoli di Valmorel,  e I segreti del bosco vecchio, e dove ho vissuto per qualche anno. E dove soprattutto, per due stagioni intere, ho seguito un piccolo branco di caprioli. Dalle tane nel bosco alle radure di pascolo. Dall’alba  al tramonto.
Vestito in modo naturale, come per altro faccio ancora adesso, e non usando saponi e profumi, mi celavo tra il fitto del limitar della selva, ogni mattina, mezz’ora prima dell’aurora. Stavo immobile misurando anche il respiro. Dovevo far parte del contesto, senza stonare. E con il block notes ed una matita, le mani sempre gelate, brividi sulla schiena, ed il culo bagnato, immobile attendevo.
E le prime luci dell’alba erano sempre preannunciate nella mia radura, con l’arrivo di uno, a volte due maschi. Uscivano dal fitto della macchia, guardinghi, testa bassa a brucare, lenti nei movimenti. Era quello il momento più delicato. Facendo finta di niente controllavano alzando la testa nervosamente  a scatti, e muovendo le orecchie come un radar, che tutto fosse sgombro da intrusi e pericoli per il resto del branco, che composto da femmine, e maschi e femmine giovani, attendevano, per poi appropinquarsi alla tavola imbandita, affamati.
 Da lì a pochi istanti, uno ad uno sfilavano, entrando nel prato, popolando la radura in salita della valletta. In tutto erano dodici. Che emozione vederli liberi, tutti insieme! Un gruppo, forte come una grande famiglia. Una grande famiglia di selvatici, riuniti nella natura.
Tutto più di un opera di Michelangelo, degli studi e progetti di Leonardo da Vinci. Più anche  della bellezza delle Tre Grazie di  Antonio Canova, o della perfetta cura e levigatezza delle opere di Alberto Viani. Più dei volumi e delle figure dell’inglese Henry Moore e dell’equilibrio geniale  del rumeno Costantin Brancusi, nelle due sue opere che amo in particolare: Maiastra e Uccello nello Spazio. Di  più ancora era lo spettacolo  che avevo davanti, nel grande palcoscenico della natura!
Ed io ero lì, piccolo, immobile, occhi, cuore e sensi tutti, spalancati a vedere e sentire. Cogliere tutto, in equilibrio nel respiro della natura. In quei momenti capisci che non serve più pensare, basta vivere. E tutto il tuo essere torna indietro, fino all’Uomo di Neanderthal, e ancor prima, all’uomo delle caverne. Ricordi ancestrali ed indelebili anche dopo la morte del corpo tornano a far capolino nelle emozioni, ed in questo nuovo e  ritrovato essere impari l’alto significato di Equilibrio.
Guardavo e scrivevo. Scrivevo di animali apparentemente uguali, ma che poi si svelano, guardandoli attentamente, uno diverso dall’altro, proprio come gli umani, per forma e colore, carattere e movimenti. Emozioni da brivido, che si mescolavano con il freddo e con l’umidità penetrante. Tanto che non riconosci più dove finisce una e comincia l’altra.
Ho imparato, e capito allora che il freddo è composto da un enorme componente psicologica, anzi non il freddo in sé, ma il fatto di sentirlo, o meglio ancora di dargli bada. Ore e giorni diventano settimane di mesi, lì carponi, sempre sotto il solito nocciolo, che ormai mi era diventato amico capendo le mie intenzioni. E che spero un giorno di rivedere, dopo oltre venti anni, magari un po’ cresciuto. So che un giorno andrò a trovarlo.
Immagini e sensazioni che si son fissate nel sangue e nelle cellule, e che mi hanno accompagnato, e mi accompagneranno fino alla dipartita da questa splendida terra.
Dopo poco più di un’ora, con il sole già in vista, ogni giorno, succedeva la stessa identica cosa. Come se avessero sentito una campana che li chiamava dalla macchia, il maschio, il dominante, il più vecchio, alzava la testa incominciando a muoversi in modo nervoso, creando agitazione.
Era quello il segnale!  Uno ad uno i caprioli sempre brucando a testa bassa, ripiegavano verso il bosco. In breve la radura si svuotava. E sempre per ultimo il maschio più grosso, fiero capobranco imbattuto fino ad allora dagli altri maschi pretendenti del branco, palco erto al cielo e froge dilatate all’aria alla ricerca di eventuali pericoli, seguiva il resto, fino a scomparire pure lui.
Ed io restavo per qualche minuto ancora immobile, incapace ancora di muovermi, intorpidito dalla visione e dal corpo infreddolito. Nessun pensiero, al di fuori di quello che avevo visto, girava nella testa. Aspettavo per un po’, sperando che uscissero ancora. E non lo hanno mai fatto.
Sono animali seri i caprioli, non tornano mai indietro sulle proprie decisioni. Differentemente da come fanno certi uomini.
Finiva così, ogni giorno, il loro pasto della mattina. Il secondo era all’imbrunire, e la successione dei fatti era praticamente identica. Solo che io avevo meno freddo!
Ma al rientro, a notte piena, ero sempre pensieroso, e non privo d’apprensione, anche se ingiustificata. A nulla erano valsi i propositi di non temere le tenebre, fatti alla luce del giorno e a non farsi ammaliare e insieme spaventare dalla ridda dei rumori del bosco notturno.
Ogni sera mi aspettava mezz’ora di cammino, per rientrare al caldo a casa. Un cammino fatto con gli occhi indipendenti: uno che ruotava convulso per trecentosessanta gradi, e l’altro fisso dietro, sempre con la sensazione che un eventuale attacco sarebbe arrivato dalle spalle o che qualcuno mi seguisse. Ma chi poi?
Occhi spalancati fino a dolermi, orecchie spianate nella testa e naso dilatato, alla ricerca di odori molesti. E persistente, un brivido che andava e veniva con il respiro del bosco nell’oscurità, a volte totale, in quanto senza luna. Quei minuti, ricchi di rumori e richiami. I rumori  dei rami che si muovevano col vento di notte diventavano impressionanti, tutto si ingigantiva. Anche le ombre sembrava  si muovessero. E mi  accorgevo, a volte, di seguirle con la coda dell’occhio fin a vederle scomparire, e perfino di scansarle con i piedi, quando si proiettavano a terra.
E poi gli uccelli che si davano il cambio, quando veniva la notte, avevano voci diverse, e si muovevano con piccoli, ma vigorosi voli da ramo a ramo, rumoreggiando fragorosamente tra il fogliame  secco rimasto attaccato all’albero. Sapevo cos’era, eppure mi allarmavo. E poi sul terreno, a destra e a manca, davanti e dietro, i topolini indaffarati frugavano tra le foglie, scatenando rumori quanto un branco di elefanti imbizzarriti. Sembrava impossibile che animaletti grandi poco più di un pollice potessero far così tanto rumore, e timore. E ancora tassi e volpi, qualche volta perfino la furtiva martora si aggiungeva al rumoreggiare notturno, insieme agli onnipresenti gufi, civette e allocchi, e occhi che mi controllavano dall’alto dei rami, ruotando il collo per trecentosessanta gradi, intimoriti ancor più di me.
Di notte il bosco, al contrario del mondo degli umani, non dorme, anzi si anima di animali che prediligono le tenebre, così come certi venti e certe nevicate notturne. Di notte, soprattutto se sei solo, i sensi si acuiscono, le orecchie aiutano gli occhi a vedere, ad intuire. Ma le sensazioni che si hanno spesso non sono reali. Di notte non si vedono più i particolari, si vedono solo i volumi, come nella scultura, e persino le ombre diventano volumi di colore uniforme, aria solida.
Ed è paurosamente emozionante infilarvisi dentro.
E anche per questo la notte è bella, affascinante e segretamente intima. Le tenebre ti aiutano a forzare i pensieri dello scrigno dell’immaginazione. Fantastico e pauroso!
Ho ricordi vivi e chiari di nottate passate nel bosco, appollaiato  su un ramo, a sentire e scoprirle, con il cuore in gola, e con il terrore di dover ad un certo punto scendere dall’albero per tornare a casa. Dovevo raccogliere tutte le mie forze ed obbligarmi a farlo. Era facile all’imbrunire salire. Ma poi col passare delle ore, e l’arrivo dell’oscurità, i rumori sconosciuti e non giustificati dalla privata visione, come l’anomalo abbaio cupo del capriolo, o la voce stridula e preoccupante della piccola civetta mi caricavano di timori. Al punto che il ramo su cui ero appollaiato diventava un riparo sicuro, tanto come essere in una casa di pareti di mattoni.
Ed era mesto scendere e incamminarsi verso casa. Ma ancora più demoralizzante era mettere piede dentro casa e capire in un attimo di aver avuto paura stupidamente di niente e che a volte i veri pericoli sono dentro e non fuori casa. Spesso mi invadeva il desiderio di tornare fuori a respirare ancora quelle emozioni. E allora uscivo e mi sedevo sulla panca del sottoportico a guardare il buio, fantasticando sadico, figure e mostri vendicativi.
Nel bosco, e nella natura della nostra Italia, né di giorno nè di notte, non c’è niente e nessuno che ci possa far del male. E’ molto più pericoloso il nostro mondo, quello degli umani, e soprattutto di giorno, quando i grandi “luminari” della politica e dell’economia, i grandi burattinai, mettono in funzione i cervelli. Con una parola sola possono rompere irrimediabilmente il delicato e già incrinato mondo. Credo che “quelli” fanno meno paura di notte, avvolti con le loro pance piene nel pigiama di seta con le loro iniziali ricamate,  sprofondati in materassi di lattice anallergico, ed i loro crani, custodia di dotti cervelli, appoggiati su cuscini anatomici automodellanti. Il tutto chiusi e ben protetti da case come casseforti.
Quelli non si rendono conto che i veri pericoli per gli uomini, e tutto ciò che c’è intorno, sono loro.
E per questo motivo, che mi sento più sicuro di notte, mentre il mondo dei “geni” dorme e danni non ne fa. Ma questo è un altro discorso!
Non ho mai paragonato, e tanto meno accomunato, il mondo degli umani con quello degli animali. Sono due cose completamente opposte. Ed è per questo che mi relaziono con loro in modo diverso.
Gli uomini non sono animali e con questa affermazione certamente mi inimicherò gli zoologi e antropologi. Ma l’uomo tende ad umanizzarli, attribuendogli caratteristiche tipiche degli umani, snaturalizzandoli.
Così preferisco gli animali selvatici. Vederli nel loro habitat, e vederli vivere con le leggi non scritte della natura, che nessuno si è inventato, ma che sono nate insieme alla terra e che sopravvivono indefesse, incontaminate e rispettate con zelo nei secoli dagli abitanti del regno animale.
Loro non hanno bisogno per vivere di regole scritte su  cartelli multicolori di ferro e plastica, e tanto meno di manuali di centinaia di pagine scritte con parole incomprensibili a tanti, costellati di cavilli scritti con caratteri minuscoli, ma da non sottovalutare.
Le loro leggi, le loro regole non son scritte in calce da nessuna parte, ma si tramandano nei geni attraverso il sangue. E così non le dimenticano mai e nessuno deve ricordargliele. E soprattutto non servono poliziotti o vigili, e poi avvocati e giudici a giudicare e condannare. Già la Natura stessa ci pensa, perché la natura sono loro stessi.
Sento, ora che mi risveglio da questo viaggio nel bosco con caprioli e volpi, che ho perso il filo di cresta che stavo percorrendo.
Mi succede anche quando corro nella natura. Mi perdo. Non solo con i pensieri, ma anche fisicamente. E lo faccio consapevolmente, di proposito. E’ ormai un rituale. D’altra parte, i boschi che attraverso non son certo le foreste dell’Amazzonia, ritrovarsi non è poi così difficile, con un po’ di senso dell’orientamento e qualche riferimento visivo.
E’ bello perdersi, per poi ritrovarsi… 
Mille domande mi ronzano come vespe, in testa. In certi momenti non mi mollano. Non riesco a far nient’altro che pensare, anche facendo altre cose. E cerco, rimuginando con i miei pensieri, delle risposte. Non quelle universali, buone per tutti, già scritte sui libri, ma quelle segnate in calce nel mio vivere, che per ora non riesco a leggere perché mi mancano ancora i mezzi per farlo. Quindi, ripensandoci, non cerco risposte, quelle ci son già. Cerco invece i mezzi per leggerle e farle mie.
Le ho cercate, e le sto cercando tra le pieghe della mia vita. E tante ne ho trovate, ma mai pago ed ingordo cerco ancora. Ma me ne mancano ancora tante all’appello!
Forse non ho vissuto abbastanza, ed il tempo, sto imparando, abbisogna di pazienza per svelare segreti celati. Bisogna avere pazienza, ma io ne ho poca. Ma la sto imparando, e i risultati non tarderanno a venire. Come per incanto, giorno dopo giorno, compariranno i mezzi per capire. 
Compariranno come animali dal buio e dovremo essere pronti ad accoglierli, come un ospite inaspettato, ma bramato a lungo.
Le risposte son come l’amore, ci danno conforto, sicurezza, gioia, forza, soddisfazione. La stessa che vedo trasparire quasi sempre, nel volto consunto delle persone anziane. Gli anni, passando, tolgono molte cose, ma immediatamente le sostituiscono con altre.
Caratteristiche di forza d’animo, coraggio, lealtà, serenità, libertà. Proprio come gli animali nel loro ambiente. Invecchiando ci si avvicina alla natura, si diventa noi stessi più naturali. Forse si sente di non dover più per forza conquistare qualcosa, niente d’inutile, ma solo vivere nel vivere il resto dei giorni a disposizione. E non è poco!
Questa è libertà, la libertà di essere liberi. Il coraggio di essere liberi. La libertà disinibita e matura, conquistata con onore nei tanti anni trascorsi. Differente da quella dei giovani, che spesso son come uccelli in gabbia, destinati a morire alla ricerca della libertà.
E’ certo che la libertà, se desiderata, e non capisco il contrario, va ricercata e conquistata a merito sul campo.
 E sarà un viaggio periglioso e lungo, ricco di tutto, e di più di tutto. Così lungo che ci renderemo conto di stringerla tra le dita, spesso, quando ormai vecchi, avrà perso un po’ del senso e lo smalto iniziale. A volte è più eccitante desiderare che ottenere!
Ma anche per questo, per capirci qualcosa, e sulla propria pelle, val la pena vivere!

MaxSolinas

MaxSolinas
                                  Al sol leggero
                                tutti  i miei sensi,
                                    si affinano,
                               e lì (ti)  respiro…

La scrittura come la lettura ci nobilita e regala emozioni.  Buona continuazione. MaxS





mercoledì 23 maggio 2012

..ho frugato sotto le camicette delle donne incontrate, e nelle conchette che si formano traa il ramo e il tronco ... Alla ricerca dei perchè!


giovedi 24 maggio, il cuculo tardivo continua a cantare e predicare il giusto, e io piccolo e sempre più stupido uomo, ricomincio a non capire, come se il ieri niente mi avesse insegnato.

pagina 78, In Silenzio tra gli Alberi continua ...
MaxSolinas-Matriarche
E io intanto restavo e resto con tante domande senza risposta.
Che ragione hanno le domande se poi non riesci a dargli delle risposte? E sì che mi impegno a cercarle. 
Senza fretta e stando ben alla larga dalla moda del momento, che non è solo il modo di vestire, e con fantasia, facendo lavorare questo cervello che a volte grippa come il motore della mia Ape. Qualcuna è arrivata, e ancora ne faccio tesoro.
 Ma come un pirata ingordo, magro,  un po’ curvo, capelli lunghi e stropicciati, occhio tirato, instancabile, mai pago del bottino, salpo ancora, e ancora per nuovi mari, alla ricerca dell’Isola che non c’è.
Le ho cercate in tutti gli oceani, e scogli corallini di mari a me sconosciuti. In pareti e grotte di montagne impervie e selvagge, e in pieghe, rughe, calli e vesciche di uomini che fanno di mestiere gli Uomini. Indomito, in una vita di ormai oltre quaranta anni.
E ho frugato nei sentimenti e sotto le camicette delle donne che ho avuto la fortuna d’incontrare, e nelle conchette che si formano tra il ramo ed il tronco di tutti gli alberi arrampicati.
 E poi nei movimenti e nei comportamenti degli animali selvatici, che si sono generosamente lasciati ammirare. Ma anche di quelli che vedevo e vedo, nascosto, sottovento tra le fronde fitte dei noccioli, senza quasi respirare, spesso con la luce ancora da venire.
Ho un ricordo fulgido che risale ad oltre venti anni fa!
                                Valmorel, località paradisiaca del Bellunese ... ispiratrice   
                        dell'immenso Dino Buzzati ...      continua ...

mercoledì 16 maggio 2012

presto ancora Silenzi,Tana, Arja e Amori. mercoledi 17 pagina 76 ... continua...


mercoledi 17 pagina 76  ..continua... 

MaxSolinas-Le 4 grazie
  ... L’atmosfera che si è creata, è la stessa che crea un bambino che inonda la stanza di domande, tutte con lo stesso, identico prefisso:  perché? Ed io devo in qualche modo, senza barare, rispondere.
Perché si nasce, perché si vive, perché si muore. E perché, seppur riconoscendo “il bello” dal “brutto”, a volte scegliamo senza titubanze “ il brutto”?
E perché questo cervello così piccolo, mi mette in difficoltà facendomi così tante domande, a volte da crearmi solo incertezze, mettendomi in difficoltà? Perché? E poi, devo ascoltarlo? O più facilmente ignorarlo? 
Ma non sono un codardo e ho deciso di rispondere a tutte le mie domande. Non bastasse una vita, e a costo d’interrogare gli astri e gli indovini di tutto il mondo. 
Come fece il meraviglioso uomo Tiziano Terzani, ampiamente descritto nel suo libro Un indovino mi disse. Un viaggio durato un anno, dodici mesi senza salire  per voto sugli aerei. 
Ma non per questo, rinunciando a viaggiare in lungo e in largo in tutta l’Asia, fino a tornare in Italia, a Firenze, città natia,  in treno, attraverso la Mongolia, la Russia. E non prima di aver fatto visita a tutti gli indovini più accreditati dell’Asia, e di tutte le regioni attraversate nel periglioso viaggio. E forse, senza trovar risposte decisive.
Io cerco risposte nei reconditi anfratti della vita, nei libri saccenti, ma anche nelle persone che incontro. Senza formulare domande dirette, solo ascoltando e leggendo la storia della gente. Osservando ciò che è celato, tra le righe scritte in neretto.
Ma ancora una volta non c’è nessuno a rispondermi, e le risposte, quelle che io desidero, faticano ad uscire e darmi soddisfazione.
 Da bambino mio padre e mia madre pazientemente mi davano sempre risposte, e me lo ricordo bene. Poi, mano a mano che crescevo, le risposte incominciai a cercarle intorno a me in base alle poche, ancora, esperienze fatte, e alle poche cose che già sapevo. E certe risposte magari sommarie riuscivo a darmele, e mi accontentavo.
Ma poi succede che le domande si fan sempre più complesse e profonde. E neanche nei libri “bevuti” con avidità ci son chiari indizi di risposta. Anche i grandi filosofi, spesso, più che dare risposte, le dipanano in altre più piccole e più comprensibili domande. 
Non con questo voglio dire di aver letto libri di filosofia, anzi, ci sto ben alla larga. Troppo difficili! Preferisco la più leggibile e semplice Natura che ho a portata di mano.

           ancora e ancora Buona Vita MaxS

sabato 5 maggio 2012

PERDERSI PER RITROVARSI ...


L'UNICA VERA ARTE E' L'ARTE DI VIVERE!
domenica 6 maggio. piove dentro e fuori, ed è acqua pulita che  lava, rinfresca, desta e porta via. E rompe anche le palle!

   pagina 75 ... continua...
     Stamane non riesco a scrivere. La penna è irrimediabilmente inchiodata, come la mano di Cristo nella splendida crocifissione del Cimabue, nella chiesa di S. Domenico ad Arezzo.
Anzi non riesco a collegare il cervello con i suoi pensieri, alla punta della penna a sfera.
Tolgo e rimetto gli occhiali, quasi a cercar di mettere a fuoco i pensieri. Ma loro sono già a fuoco. Son solo disordinati!
 Pensieri e parole si intrecciano, si accavallano, vanno e tornano senza velocità apparente, ma continuamente, ed incessantemente come in un movimento logorroico. Continuamente si muovono, leggibili ma impalpabili, vanno, si attorcigliano, tornano e quando sembra si stiano  dipanando si riallontanano ingarbugliandosi ancor di più.
E son pensieri che impongono domande. Son quesiti senza risposte. E son  anni che le cerco.
Pensieri come un filo di lana, e il cervello come un gomitolo multicolore. Il filo si arrotola a formare una palla tutta di colori diversi e con svariati capi e coda. Cerco di dipanare la matassa. Scelgo dapprima tutti quelli dello stesso colore e li ammucchio di lato. Poi pazientemente nel silenzio della stanza, con l’alba che tarda ad arrivare forse rispettosa del mio stato d’animo,  incomincio ad annodarli. Uno per uno. Colore per colore. Mai avuto così tanta pazienza!
Ma quando credo di aver iniziato a riordinare i pensieri, improvvisamente un rumore insolito in casa mi distrae, e fa ripartire  il turbinio sconfusionato di pensieri, fatto di domande e seguito da lente e non chiare riflessioni. Ancora con la mano aperta a conchetta, nel sacco delle esperienze, a cercar risposte.
Ma le risposte sono nel futuro. Ed è inutile cercarle nel passato.
                        Nel passato cerchi e trovi solo i ricordi. 
                      Le nuove  domande sono nel    futuro, quindi nella vita.
passeggiando tra le Cime di Lavaredo
                           Ed è per questo, e sembrerà banale, che bisogna ancora vivere.
                                                              MaxSolinas